Progetto politico per l’Italia Piano industriale serio con Partners affidabili anche esteri.
Pubblicato in Politica
Gli italiani, cittadini semplici di oggi, hanno il dovere di fare tesoro di quegli errori che furono fatti nel delegare ma hanno, anche, il dovere di ripartire tutti insieme per un nuovo cammino, una marcia, tutti insieme. Ognuno con la propria quota di peso del cambiamento sulle spalle.
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Progetto politico per l’Italia Piano industriale serio con Partners affidabili anche esteri.

A. Tasse ….tutti le devono pagare, ma giuste 33% imprese, sgravio per i lavoratori dipendenti, primi 5 anni contributi a carico dello stato, contratti a tempo indeterminato.

B. Immigrazione clandestina, chi provoca disastri umanitari li deve pagare vedi USA, Russia, Arabi…Entrare in Italia solamente con documenti ufficiali, per turismo o lavoro tramite canali ufficiali.

C. Reddito di cittadinanza solo ai cittadini Italiani, a chi necessita realmente.

D. Riforma pubblica amministrazione

E. Riforma Elettorale, eliminazione gruppo misto, se un onorevole tradisce il mandato deve dimettersi en todo.

F. Leggi che garantiscano il popolo Italiano e non violino la Costituzione

G. Verifica della corte costituzionale

H. Acqua e risorse naturali di proprietà dello stato e quindi dei cittadini Italiani Gas, Petrolio ecc..

I. Ripristino della famiglia come valore sociale

J. Eliminazione dei privilegi esagerati del governo e delle camere, costi rendiconti esclusivamente per scopi politici.

K. Uscire dalla NATO, spese improponibili per armamenti a scapito delle necessità dei cittadini Italiani

L. Moneta parallela all’EURO, usare la moneta comunitaria solo per acquisti esteri.

M. Sanità, ripristinare la qualità e guerra agli sprechi senza controllo

N. Assistenza alla cittadinanza in difficoltà per cause varie, dalla malattie, vecchiaia ecc..

O. Riforma per una scuola ed istruzione ai massimi livelli, con personale realmente qualificato Insegnare la Costituzione

P. Riformare L’arte dalla Musica, Danza, Pittura, Grafica e dare un contributo di riconoscimento sia sociale che contributivo.

Q. Lo Sport in tutte le sue discipline con reali partecipazioni dello stato

R. ABOLIZIONE del clientelismo..

Per ottenere queste riforme necessita cambiare la mentalità dei cittadini Italiani Noi siamo disposti e ci impegniamo ad ottemperare e realizzare queste riforme ma Voi siete disposti ad accettare i cambiamenti onestamente senza fare i furbetti?

Oggi l’Italia è ridotta ad essere una nazione che non sa garantire futuro nemmeno ai suoi giovani migliori. Noi italiani adulti i colpevoli. Noi tutti.

Chiedevamo riforme trenta anni fa, chiediamo le stesse riforme oggi. Il motivo è semplice, le riforme devono riguardare, e toccare gli interessi, esclusivamente degli altri. Sempre gli altri. Gli italiani sanno sempre quello che devono fare “gli altri italiani”.

Oggi è tempo di cambiamenti perché nei tempi gravi vince chi sa cambiare meglio e prima. Oggi non è tempo di trasformisti, di urlatori, di indici puntati, di proclami. È il tempo del fare, del costruire insieme.

Di trasformare la nostra amata Italia in una nazione con un radioso futuro come una famiglia unita, in cui la fiducia reciproca e un altruismo genuino possano rendere possibile IL CAMBIAMENTO.

L’Italia è molto peggio oggi di allora del tempo della prima repubblica, questo il pensiero comune. Di chi la colpa? Vi è un mandante? Vi sono dei traditori della Patria che attraverso la creazione di questo senso di impotenza collettiva hanno creato le condizioni per svendere la nostra amata Italia a degli invasori?

Domande gravi in un tempo grave. È proprio vero quanto ci insegnavano i nostri nonni allorquando ci dicevano che chi lascia la strada vecchia per la nuova……. Da quel 30 aprile 1993 noi “cittadini semplici”, forse un po’ troppo impegnati a pensare solo a noi stessi, abbiamo potuto veder fiorire formazioni politiche nuove o, in alcuni casi, formazioni politiche vecchie con nomi nuovi.

Dopo le urla nelle piazze che al tempo chiedevano, e garantivano, assoluta onestà, dopo poco meno di trenta anni in costante caduta libera della nazione governata da politici e tecnici bravi ad auto osannarsi e altrettanto poco bravi a edificare una Italia solida e con un futuro, oggi abbiamo nuove piazze urlanti, nuovi salvatori della patria.

Nessuno, o quasi, disposto a richiamare l’Italia alle proprie responsabilità, all’impegno, ai sacrifici necessari per costruire un rilancio stabile della nazione.

Da trenta anni viviamo nell’era dei sondaggi o sonadaggisti, non degli statisti. Oggi non vi sono veri statisti, è una razza estinta nell’odierno panorama politico Italiano. Viviamo nell’era degli opinionisti tuttologi, tanto urlanti, altrettanto insignificanti.

Vi sono gli INFLUENCER…che inseriscono nei loro blateri parole anglosassoni perché a parer loro è alla moda…e ci sono i DEFICENCER che incolti in massa li seguono….virtualmente.

Quanto rimpiango momenti televisivi come quello che vide un allora giovane onorevole Francesco Cossiga, poi indimenticabile Presidente della Repubblica, dichiarare ad un attento e silenzioso “moderatore” che sull’argomento proposto sarebbe stato breve nel rispondere, avrebbe parlato “solo cinque minuti”.

Non era l’era dei social network, era l’era dei “ragionamenti” e delle “convergenze parallele”. Altri tempi. Tempi colti. Bei tempi comparati al nulla di oggi. Oggi, come nel 1993, di nuovo urla e tanti indici puntati! Mi chiedo quanti di coloro che tirarono sassi, veri, quel giorno a Bettino Craxi avessero chiesto almeno una volta nella loro vita una raccomandazione, un aiutino, una spintarella, un favore alla politica o al ceto dirigente IL CLIENTELISMO.

Mi chiedo quanti di coloro che si alzano a censori oggi possano dichiarare di essere stati sempre scevri da mediazioni con qualche potere. Purtroppo la nostra amata Italia non ha mai risolto la propria questione morale. La sinistra non ha un Enrico Berlinguer, il mondo laico non fa emerge uno Spadolini. Il mondo cattolico non esprime un Zaccagnini, Fanfani, tantomeno un De Gasperi, o una destra non ha un Almirante.

Tempi diversi quelli di oggi. Tutti sono chiamati a fare la propria parte ricordando sempre che il potere di delega è un potere che richiede grande saggezza e lungimiranza, richiede onestà intellettuale ed altruismo, richiede amore per il futuro.

Gli italiani, cittadini semplici di oggi, hanno il dovere di fare tesoro di quegli errori che furono fatti nel delegare ma hanno, anche, il dovere di ripartire tutti insieme per un nuovo cammino, una marcia, tutti insieme. Ognuno con la propria quota di peso del cambiamento sulle spalle.

Un percorso che dia un futuro ai nostri figli. Noi più adulti abbiamo sbagliato, noi più adulti siamo chiamati alla ricostruzione morale e socio economica della nazione più degli altri perché banalmente siamo più colpevoli degli altri se la nostra amata Italia è quella che è oggi.

Ai figli della nostra Italia abbiamo il dovere di garantire un futuro concreto, un futuro qui nella nostra patria e non esuli da qualche parte nel mondo. Questa è la nostra casa, di noi cittadini semplici, non la loro. Perché oggi, purtroppo, in questo mondo così grave, vi è di nuovo un NOI ed un “loro”. Dobbiamo avere il coraggio di prenderne atto capendo che i “loro” sono tutti coloro che si vogliono “divorare” il meglio del nostro magnifico paese.

Oggi è tempo di “patrioti”, la nostra amata Patria, la nostra amata Italia, di questo ha necessità. Uomini e donne che sappiano cosa sia la Patria, non parlino a vanvera. Uomini e donne che, sapendo chi essi siano, da dove provengono e dove vogliono andare, sappiano trovare alleati loro pari con cui parlare, trattare, da “pari”. Non da “succubi” o da “partigiani”, magari essendo “parte” di chi ha interesse di venire a “saccheggiare” la nostra amata Italia.

Ecco, da “cittadino semplice”, prego perché ognuno di noi sappia trovare al suo interno il senso della Patria e, guardando fuori da se stesso, sappia riconoscere nell’altro il “patriota” in chi è “puro” e, da “compatriota”, inizi la marcia verso la vittoria.

Da “compatrioti”, senza fini personali ma per l’amore che dobbiamo alla nostra terra, quella ove siamo nati ed ove desideriamo che possano vivere i nostri figli. Una terra libera, sana, etica.

Una terra “madre” e non “matrigna”. Una terra ove si pensa con il “Noi” e non con l’”Io”. Una terra che premia chi produce ed ha successo onestamente perché egli è esempio per gli altri. Una terra altruista. Una terra amica. Oggi cari “cittadini semplici” come me è il tempo del riscatto per il troppo ritardo che abbiamo avuto nell’alzare la testa, prima, ed il dito, poi, per dire una cosa, solo apparentemente semplice: io sono italiano, voi?

UN CHIARIMENTO! Che cosa è il patriottismo e, conseguentemente, chi è un patriota? Il “patriottismo” è il sentimento di amore, obbedienza e devozione verso la patria. È un sentimento puro, senza secondi fini, senza interessi di parte, personali. È donarsi, addirittura immolarsi per la propria Patria.

Questo porta ha chiedersi, e comprendere, cosa sia la “Patria”. La Patria è un “popolo” i cui membri sono nati in un “territorio” e che, singolarmente e congiuntamente, sentono di appartenere per nascita, lingua, cultura, storia e tradizioni ad esso. È un popolo che sente il valore della terra ove è nato, l’appartenenza a quel “suolo” delimitato da “confini” certi.

La Patria è percepita come “benigna”, di essa si ha nostalgia quando ci si allontana, si emigra, se ne è esule. Per la Patria si combatte e si muore, per la Patria si lotta per tenerla unita, indipendente, libera. Chi questo non fa è un “traditore”. Traditore della Patria, poche sono le scelte più disonorevoli di quella di tradire la propria Patria. Questo ci porta a vivere con estremo disagio, addirittura disgusto, chi piega gli interessi della nostra amata Italia, la nostra Patria, ad interessi di “altri”. Parteggia per “altri”. Facilita “altri”, anche a discapito dei propri “fratelli”, i compatrioti. Antepone se stesso, i propri interessi, a quelli collettivi della Patria. Oggi è il tempo del risveglio dei valori, del risveglio della coerenza fra i valori declamati e l’azione, del risveglio della chiarezza dell’impegno, un impegno non fine a se stesso ma finalizzato a costruire un futuro di benessere ai figli della nostra Patria, la nostra amata Italia. È tempo di investimenti e non di dazioni clientelari ed a pioggia i cui costi ricadranno sui figli della nostra amata Italia. È tempo di lungimiranza e saggezza. Noi cittadini semplici, con sgomento, vediamo un ceto dirigente politico, sindacale, datoriale, amministrativo determinato esclusivamente alla protezione dei propri privilegi. Grande la delusione di noi cittadini semplici negli ultimi lustri segnati da tante chiacchiere e slogan, quali il mai dimenticato “onesta, onestà, onestà”, mai seguiti da concretezza e coerenza di azione nel cambiamento.

Oggi non si può più attendere, siamo tutti chiamati ad una scelta. Da un lato l’egoismo dell’individualismo e del clientelismo, dall’altro la lungimiranza della ricerca del merito e della competenza al fine di garantire una prospettiva alle generazioni future. Chi ha fallito abbia la dignità dell’oblio, chi ha mal delegato abbia il senso del dovere del ripristino della qualità della cosa comune. Tutti l’intelligenza di voltare pagina e cambiare passo. Inaccettabile, infatti, vedere la nostra amata Italia costretta ad un declino che arricchisce pochi e rende succubi tutti gli altri. Insieme, tutti insieme nessuno escluso, si potrà costruire un nuovo boom economico italiano. Basta crederlo e camminare fianco a fianco. Noi “cittadini semplici”, padri e madri, imprenditori ed agricoltori, artigiani, liberi professionisti, impiegati ed operai. Noi “cittadini semplici” che amiamo la nostra Patria dobbiamo difenderla e difenderne i valori costituzionali usando l’arma della “partecipazione” e della “delega ponderata”, anche per impedire che a “qualcuno” possa venire in mente l’idea del ritorno agli, mai abbastanza stigmatizzati, anni di piombo. Anni di piombo che, peraltro, sarebbero perfetto strumento per mantenere lo “status quo”. In fondo siamo “semplici” ma non siamo “stupidì”. 

il direttivo C.I.U.